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C’ERA UNA VOLTA L’ORATORIO…

8 Gen 2015 - BLOG di Claudio NASUELLI, ORATORIO 3.0, Redazionali del Giovedì (, , , , , , , )

C’ERA UNA VOLTA L’ORATORIO…

«Quante volte abbiamo sentito parlare così nei nostri oratori»

di Claudio NASUELLI

08.01.2015 – C’era una volta l’oratorio… il cancello apriva alle due del pomeriggio e i ragazzi passando dal cortile andavano correndo sul vecchio campo di terra impolverato per giocare a calcio sperando di non far volare il pallone al di là del muro che divideva dall’oratorio femminile.

C’era una volta l’oratorio… il bar con il flipper, i pavimenti un po’ rovinati e al bancone potevi scegliere tra il ghiacciolo all’amarena e una spuma da 100 lire, sfidando i tuoi amici a calcetto balilla mentre era occupato il ping pong.

C’era una volta l’oratorio… dove tutti si conoscevano e si sentivano parte della comunità nel proprio paese di provincia o quartiere della grande città… e dov’è tutti portavano rispetto al prete e alla suora.

Quante volte abbiamo sentito parlare così nei nostri oratori, molti dei quali sono stati ricostruiti ancora più grandi e maestosi: sì perché la maggior parte del tempo libero dei giovani si passava in oratorio, anche durante la settimana dopo la scuola.

Quante volte sentiamo queste frasi cariche di nostalgia, quando invece dovrebbero essere cariche di una memoria storica per poter fare sempre meglio l’oratorio con le sfide di oggi e non con i ricordi di ieri che anche se hanno avuto il loro successo, oggi non potrebbero più funzionare.

Quante volte rimaniamo troppo ripiegati su noi stessi e sui propri limiti quasi a non veder altro che questo, sempre a lamentarci nel dire non siamo, non facciamo, eravamo, non siamo più!

Mentre invece c’è una dimensione che dovrebbe rallegrarci:
oggi fare oratorio significa prima di tutto accogliere e offrire una relazione ai bambini e ragazzi, l’unica cosa che non riescono spesso a trovare in altri luoghi e addirittura a volte nelle loro famiglie.

C’è l’oratorio… quello che oggi controcorrente rompe gli schemi delle tradizioni del “si è sempre fatto così” per aprirsi a nuove prospettive, come vedere durante gli incontri del cammino di fede degli adolescenti e pre-adolescenti alla sera, il cortile pieno di ragazzi/e provenienti magari dai paesi limitrofi dell’unità o della comunità pastorale…

Proprio così, oggi infatti senza perdere la propria identità e tradizione locale, con la pastorale giovanile ci si arricchisce a vicenda rimanendo insieme per fare una sola comunità:

i giovani in questo una volta partiti sono sempre il motore trainante, perché loro non vedono più le differenze o i muri di separazione dei vecchi oratori, ma si sentono già parte di una sola grande comunità.

Oggi anche per un bambino gli orari hanno reso la sua giornata sempre più frenetica, uscendo magari nel tardo pomeriggio da scuola, arrivando all’oratorio con il suo carico pesante e ingombrante di libri per fare il post scuola e magari trovandosi anche l’ora di catechismo che però deve lasciare prima del termine perché altrimenti arriverebbe in ritardo al corso di karate.

Con questi ritmi quotidiani nei pomeriggi da oratorio sì inizia così a capire perché la frequentazione settimanale viene meno e si rischia sempre di più di renderli dei centri giovanili sportivi o scolastici e basta: è importante tornare all’origine cioè alla trasmissione delle fede cristiana, tornare alla Parola con la “P” maiuscola, cioè al Vangelo.

Spesso capita che a un responsabile di oratorio vengano chieste tante cose che magari fa già sicuramente… ma quello che non passa mai a molti è che il responsabile, che sia laico o un sacerdote, non può e non deve fare tutto… non per pigrizia ma semplicemente perché facendo così la comunità non può crescere e diventare autonoma.
Lo scopo infatti è che un giorno non serva più il responsabile laico in quella comunità oppure che non serva sempre e costantemente la presenza del sacerdote della pastorale giovanile in tutte quelle attività dove di pastorale c’è ben poco, anche se sempre legate alla vita dell’oratorio.

La classica situazione è quando arriva una persona generalmente adulta e dice che qualcuno ha fatto qualcosa lamentandosi bruscamente: la risposta è …e tu dov’eri?!
La responsabilità sta anche nella corresponsabilità di tutti come figure educative come ci dice spesso il nostro Arcivescovo Card. Scola parlando della comunità educante.

Certo questo passaggio non è automatico, perché chi non ha un ruolo e un mandato è difficile che si metta in gioco nonostante si senta parte dell’oratorio e della comunità cristiana.

Ma se viene a mancare anche la minima corresponsabilità nel quotidiano (potremmo dire anche la mancanza di comunione), sostituendola solo con la parola di troppo che diventa critica e chiacchiera, senza cercare di mettere in pratica la Parola con la “P” maiuscola, allora sarà sempre più difficile realizzare “SOLO INSIEME” un’oratorio o una comunità cristiana vera e autentica.

 

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