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Storia della cooperativa PDF Stampa

La Cooperativa Aquila & Priscilla è nata il 9 Dicembre del 1997 dopo un percorso fatto di alcune tappe:

In data 1 aprile 1997 l'Arcivescovo ha costituito la "Commissione arcivescovile per nuove forme di ministerialità  laicali", presieduta dal Vicario Generale e composta da 20 membri, a sua volta divisa in due gruppi di lavoro: il primo incaricato di approfondire gli aspetti di natura ecclesiologica e pastorale; il secondo invece incaricato di approfondire gli aspetti di carattere normativo ed amministrativo.

Nel settembre 1997 viene creato il Consiglio per la formazione dei laici responsabili di oratorio con il compito di valutare l'idoneità dei candidati all'esercizio di tale servizio e di curare la formazione iniziale e permanente.

Nel dicembre 1997 infine viene costituita la cooperativa sociale "Aquila e Priscilla" per garantire e tutelare a livello giuridico e retributivo coloro che svolgono questo servizio in oratorio. In particolare questa cooperativa stipula con le parrocchie interessate un contratto di affidamento di servizio relativo alla prestazione del laico responsabile di oratorio e gestisce tale rapporto di lavoro secondo le norme legali in vigore.

La Cooperativa non si occupa solamente dell’aspetto giuridico e contrattuale dei propri dipendenti e soci, ma si preoccupa di garantire loro una continua e costante formazione.

Possiamo individuare alcuni elementi che hanno concorso alla scelta di dare vita ad una cooperativa che nella diocesi di Milano si occupa di formare e accompagnare RLO

  • il primo elemento è il Sinodo diocesano 47°, in vigore dal 1995 un documento che intende essere da guida per ogni attività pastorale della diocesi, che assegna e definisce i compiti di ogni protagonista della vita ecclesiale; è il documento a cui poi si riferiscono i piani pastorali annuali, e lo sviluppo della pastorale di ogni parrocchia della diocesi. È il sinodo che introduce la figura del RLO, proponendo che si individui una persona particolarmente attenta alla gestione complessiva dell’oratorio. La figura si è poi sviluppata rispondendo ad esigenze meglio specificate, ma è un dato importante ritrovare l’avvio della presenza del RLO in un documento così autorevole come il Sinodo diocesano
  • il secondo elemento è stata una analisi della situazione sociale e in parallelo ecclesiale: le esigenze di un nuovo slancio dell’azione pastorale in una società complessa hanno condotto la riflessione a cercare strade nuove, in generale, per approcciare le nuove generazioni e, in specifico, ad individuare in una presenza di più figure nella conduzione dell’oratorio. Si è cercato di rispondere alle sfide lanciate della nostra società, della nostra cultura con competenze complementari ed anche con esperienze di vita differenti
  • altro elemento è il confronto con altre esperienze già in atto in altre diocesi sia in Italia che all’estero: si sono valutati aspetti promettenti e problematici e questo ha aiutato a formare un identikit del RLO e ad affiancare a questa scelta, prima teorica e poi pratica, una riflessione più complessiva sulla vita ecclesiale.

Ultimo elemento, primo in termini pratici, è il drastico calo numerico del clero giovane, figura naturalmente abbinata alla vita dell’oratorio: senza più una presenza stabile del prete in oratorio si è cercato non di sostituirlo, ma di incaricare un laico di un lavoro quotidiano non strettamente legato al ministero sacerdotale.

 

QUALCHE SPUNTO DI APPROFONDIMENTO

Diciamo subito che la diminuzione numerica del clero potrebbe essere definita la causa più prossima dell’introduzione del RL: non a caso si è scelto di iniziare proprio dove la scarsità è più rilevante, ovvero nella parte di clero che si è sempre occupata degli oratori.

Ma se fosse solo questa la causa, si tratterebbe di una supplenza rischiosa per i laici coinvolti, che non vedrebbero legittimata la loro presenza in quanto laici, ma come supplenti, con un continuo rimpianto della situazione passata. Se questo atteggiamento può essere comprensibile nelle comunità, luoghi in cui i cambiamenti si vivono guardando ciò che capita concretamente (viene meno la figura del prete, chi si occuperà dei giovani?) , a livello teologico i fondamenti per una presenza laicale con una responsabilità rilevante per la vita della comunità cristiana sono molto autorevoli.

Sappiamo come il Concilio Vaticano II tra le molte novità che ha introdotto non solo nella teologia, ma anche nel vissuto delle comunità locali, c’è la riscoperta del sacramento battesimale, quale sacramento che fonda la presenza nella comunità e quindi la responsabilità all’interno di essa per ciò che riguarda l’annuncio del vangelo e la testimonianza nella carità. La centralità del popolo di Dio nella definizione della struttura della chiesa permette a tutti i battezzati di sentirsi corresponsabili della vita ecclesiale.

Viene ribadita la presenza del ministero ordinato quale ruolo profetico e sintetico, di guida della comunità, ma inteso sempre più come servizio per l’edificazione della chiesa, servizio a cui partecipano tutti i battezzati.

Il dibattito che ne segue sul rapporto clero-laici, dibattito che c’è sempre stato, si fonda non tanto su una differenza quanto su una partenza comune, ovvero il sacramento del battesimo: non si tratterà allora di definire i confini dell’azione di ciascuno, ma a partire dal sacerdozio comune derivante dal battesimo e nella valorizzazione delle scelte di fede adulta che il singolo compie, scoprire quale apporto dare per l’edificazione della chiesa.

Sappiamo che il cambiamento è di quelli epocali: 500 anni di storia della chiesa (ma forse bisogna tornare ancora più indietro…), da Trento al 1965, non si cancellano con un documento seppure autorevole, ma dal Concilio in avanti la vita della chiesa ha come riferimento quanto detto sopra.

A livello diocesano sarebbe interessante riscoprire il ruolo del laicato, in particolare i laici dell’Azione Cattolica, per tracciarne la storia di una presenza che, quasi per assurdo, è stata di maggiore corresponsabilità in epoche passate. Non è semplice nominalismo: il prete dell’oratorio, in altri decenni, era “l’assistente”, mentre la vita quotidiana era interamente gestita da laici. In molti grandi oratori, chi vi abitava non era il prete, ma il custode, che, formato o meno, era la prima persona che si trovava entrando in oratorio. Per non parlare poi del Prefetto dell’oratorio: responsabile di tutta la vita dell’oratorio. Potremmo andare avanti facendo una recensione delle figure laicali presenti: tutte molto rispettose del ministro ordinato, tutte molto coscienti della loro responsabilità, su tematiche riguardanti la vita ecclesiale ma anche sociale (temi quali il lavoro, la scuola, la scelta di vita, la politica, erano all’ordine del giorno nei percorsi giovanili proposti dall’oratorio).

Il sinodo diocesano ha sancito la presenza del responsabile laico di oratorio, accanto a quella del direttore: l’esperienza successiva ha di fatto consegnato alla figura laicale il ruolo di direttore di oratorio.

Nel 1994 l’omelia del giovedì santo del cardinale Martini intitolata “Le Unità Pastorali”, ha dato certamente un nuovo impulso alla presenza di laici nella pastorale. In quella lettera racconta come, in visita alla diocesi di Treviri, il vescovo gli abbia presentato la situazione della sua diocesi: una chiesa povera di clero, con molte parrocchie ormai affidate ai laici, senza che in questi casi si potesse riscontrare una perdita della qualità della testimonianza ecclesiale.

Unità Pastorali e RL è un tema che si è intrecciato fin dall’inizio nell’esperienza della nostra diocesi: la prima esperienza di RL formalizzata con una scelta da parte del vicario generale è stata proprio in una unità di pastorale giovanile.

La scelta della diocesi è stata poi di costituire una cooperativa, con gli organi amministrativi e le figure di responsabilità previste dalla legge, che fornisse gli strumenti fiscali, giuridici per quello che a tutti gli effetti è un lavoro: è nata Aquila e Priscilla, cooperativa per l’esperienza di responsabili laici di oratorio.

Siamo ormai al dodicesimo anno di lavoro della cooperativa, e in questi anni sono stati molti i contributi che hanno dato forma alla figura del RL: confronti con altre esperienze, documenti ecclesiali in merito, laboratori diocesani sulle Unità Pastorali e, come ultimo passaggio, la costituzione delle Comunità Pastorali, per le quali si costituisce il direttivo della Comunità, nel quale ci sono anche i responsabili di oratorio.

Possiamo dire che la figura istituita è ormai riconosciuta e ben fondata a livello ecclesiale: certamente essere stati inseriti come figure del direttivo della comunità pastorale (ovviamente laddove si da una presenza di RL) da parte del Cardinale Tettamanzi nella definizione della nuova strategia pastorale, è un riconoscimento del servizio che si svolge, ritenuto non più una supplenza, non un contributo su qualche aspetto della pastorale, ma una presenza che può offrire il proprio punto di vista sul tutto dell’agire pastorale.